Adulti che condividono con i giovani sogni e speranze

Papa Francesco apre così, in sintonia con il Vangelo di Giovanni letto poco prima, il terzo Sinodo del suo pontificato, dedicato ai giovani, ricordando ai 266 Padri sinodali, con il profeta Gioele, “che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore”.

 

Trovare spazi per infiammare il cuore

Che lo Spirito, prosegue il Papa nell’ invocazione con cui apre l’omelia, “ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti col dono dei sogni e della speranza, perché possiamo, a nostra volta, ungere i nostri giovani col dono della profezia e della visione”.

Ci dia la grazia di essere memoria operosa, viva, efficace, che di generazione in generazione non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati, ma è capace di trovare spazi per infiammare il cuore e discernere le vie dello Spirito.

La "prima volta" per due vescovi della Cina continentale

Francesco pensa ai Padri venuti “da tutte le parti del mondo” e dà il benvenuto, tra gli applausi dei fedeli, ai due vescovi della Cina continentale, che “per la prima volta” possono partecipare ad un Sinodo. E poi cita l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium:

Unti nella speranza cominciamo un nuovo incontro ecclesiale capace di allargare orizzonti, dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani, lasciandoli esposti alle intemperie e orfani di una comunità di fede che li sostenga, di un orizzonte di senso e di vita.

Guardare le situazioni in cui si trovano i giovani

“La speranza ci interpella - prosegue il Papa - ci smuove e rompe il conformismo del ‘si è sempre fatto così’, e ci chiede di alzarci per guardare direttamente il volto dei giovani e le situazioni in cui si trovano”.

“ La stessa speranza ci chiede di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi ”

Non lasciarli soli nelle mani di tanti mercanti di morte

I giovani, che sono “frutto di molte delle decisioni prese nel passato”, chiarisce Francesco, “ci chiamano a farci carico insieme a loro del presente con maggior impegno e a lottare contro ciò che in ogni modo impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità”. Guarda i 34 giovani, tra i 18 e i 29 anni, che partecipano al Sinodo come uditori e uditrici, e interpreta così le loro attese:

 

Essi ci chiedono ed esigono una dedizione creativa, una dinamica intelligente, entusiasta e piena di speranza, e che non li lasciamo soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione.

In ascolto gli uni degli altri, senza autoreferenzialità

Papa Francesco chiede ai Padri sinodali, pronti a dare il via, nel pomeriggio, ai lavori della XV Assemblea generale ordinaria deli Sinodo dei Vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” di mettersi “in ascolto gli uni degli altri per discernere insieme quello che il Signore sta chiedendo alla sua Chiesa”. E questo, spiega, esige da noi che stiamo attenti

E badiamo bene che non prevalga la logica dell’autopreservazione e dell’autoreferenzialità, che finisce per far diventare importante ciò che è secondario e secondario ciò che è importante.

Ascoltare Dio e ascoltare la gente

E’ necessario, chiarisce il Pontefice, ripetendo quanto chiesto nella veglia di preghiera in preparazione al Sinodo sulla famiglia del 2014…

“ Ascoltare Dio, per ascoltare con Lui il grido della gente; ascoltare la gente, per respirare con essa la volontà a cui Dio ci chiama ”

Ma occorre, e qui cita una sua meditazione per i religiosi pronunciata da arcivescovo di Buenos Aires, evitare la “tentazione di cadere in posizioni eticistiche o elitarie, come pure dall’attrazione per ideologie astratte che non corrispondono mai alla realtà della nostra gente.

I Padri conciliari ai giovani: costruite un mondo migliore

Infine il Papa ricorda e cita il messaggio dei Padri conciliari ai giovani degli anni Sessanta, l’ultimo del Concilio Vaticano II, e condiviso dal beato Paolo VI. “La Chiesa – scrivevano l’8 dicembre 1965 - è desiderosa che la società che voi vi accingete a costruire rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone: e queste persone siete voi”. E proseguivano: “Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!”.

La Chiesa vi guarda con fiducia e amore

Il Papa di questo tempo, venuto “dalla fine del mondo”, conclude rivolgendosi ai vescovi che lo accompagneranno nel cammino del Sinodo fino al 28 ottobre.

 

“ Padri sinodali, la Chiesa vi guarda con fiducia e amore ”

(da Vatican News)