Nel 40esimo anniversario del tragico incidente di Chernobyl che ha segnato la coscienza dell'umanità, il Pontefice al termine della preghiera mariana ricorda le vittime del peggior disastro della storia e richiama la Comunità internazionale sui rischi del nucleare. “A tutti i livelli - afferma - prevalgano discernimento e responsabilità”
All'1.23 del 26 aprile 1986 un guasto al reattore numero 4 della centrale atomica di Chernobyl, nei pressi di Kyiv in Ucraina, provocò il più grande incidente nucleare della storia. L'esplosione devastò l'interno dell'edificio sprigionando una nube di fumo radioattivo nell'atmosfera che, prima di diffondersi in tutta Europa, contaminò vaste aree dell'Ucraina stessa, della Belarus e della Russia, costringendo all'evacuazione migliaia di persone. Persone che non sono mai più ritornate nelle loro case, abbandonando definitivamente un territorio enorme che ancora oggi viene definito "inabitabile ".
Nell'anniversario della tragedia, che provocò danni innumerevoli alla salute dell’uomo e gravi malformazioni genetiche nei nascituri, si leva la voce del Papa:
Oggi ricorre il quarantesimo anniversario del tragico incidente di Cernobyl, che ha segnato la coscienza dell'umanità. Esso rimane un monito sui rischi inerenti all'uso di tecnologie sempre più potenti. Affidiamo alla misericordia di Dio le vittime e quanti ne soffrono ancora le conseguenze.
L'escalation militare in Medio Oriente e il fronte a Zaporizhzhia in Ucraina riaccendono l'allarme globale per la sicurezza dei reattori, e dell'intera famiglia umana, minacciata su più fronti dal nucleare, perciò Leone insiste sulla responsabilità dei governi:
Auspico che a tutti i livelli decisionali prevalgano sempre discernimento e responsabilità perché ogni impiego dell'energia atomica sia al servizio della vita e della pace.