LITURGIA


Anno Liturgico C

La Chiesa suddivide questa serie di anni attraverso la denominazione di Anno A, Anno B, Anno C, a cui corrisponde un ciclo per quanto riguarda le letture festive (Ciclo A, Ciclo B, Ciclo C), aventi ciascuno di essi una peculiare fisionomia. Ci si limiterà, in questa sede, ai Vangeli, essendo questi l’oggetto principale della nostra meditazione festiva, senza tuttavia che noi si sminuisca l’importanza dei testi dell’Antico Testamento e della Seconda Lettura (di solito staccata dal contesto) che li accompagnano. Ora, durante l’anno A ad offrirci spunti di meditazione su Gesù Cristo è l’evangelista San Matteo; durante l’anno B è San Marco, mentre l’anno C conosce il mistero incarnazionistico salvifico attraverso il Vangelo di San Luca. San Giovanni, che a più riprese compare pressocchè nella Liturgia della Parola di tutti e tre gli anni, viene proposto in modo particolare durante il tempo di Passione del Signore.


"Perchè dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».  Mt. 18, 20


Meditiamo il Vangelo di S.Luca Evangelista


 

Chi è Luca?

Luca era nato ad Antiochia da famiglia pagana, ed esercitava la professione di medico. Ad Antiochia, Luca aveva conosciuto Paolo di Tarso, qui condotto da Barnaba per formare alla fede la nuova comunità composta da ebrei e pagani convertiti al cristianesimo. Luca diventa discepolo degli apostoli e Paolo lo cita in alcune sue lettere, chiamandolo "compagno di lavoro" (nella lettera a Filemone, 24) e indicandolo nella Lettera ai Colossesi 4,14 come "caro medico".

Mentre in un duro carcere attende il supplizio, Paolo scrive a Timoteo che tutti ormai lo hanno abbandonato, eccetto uno: "solo Luca è con me" (4,11). E questa è l’ultima notizia certa dell’evangelista.
Luca sente parlare per la prima volta di Gesù nel 37 d.C., quindi non ha mai conosciuto Gesù se non tramite i racconti degli apostoli e di altri testimoni: tra questi ultimi dovette esserci Maria di Nazareth, cioè la madre di Gesù, poiché le informazioni sull'infanzia di Gesù che egli ci riporta sono troppo specifiche e quasi riservate per poterle considerare acquisite da terze persone. Inoltre è l'unico evangelista non ebreo. Il suo emblema era il toro, ovvero il vitello o il bue, secondo varie tradizioni e interpretazioni.
Morì all'età di 84 anni e sarebbe stato sepolto a Tebe (Grecia), capitale della Beozia.

 
Meditiamo il Vangelo di Luca 
La lettura del vangelo di Luca diventa ancor più significativa in funzione del Giubileo straordinario della Misericordia che papa Francesco aprirà ufficialmente l’8 dicembre. Ma cosa ha di speciale il Vangelo di Luca?  Luca si trovava in una condizione simile alla nostra, ossia era un discepolo di Gesù che non aveva mai conosciuto di persona il Maestro, ma aveva creduto alle parole di coloro che lo avevano incontrato.
Abbracciata la fede in Cristo, Luca raccolse quante più informazioni possibili su Gesù.
Le fonti a cui attinse per scrivere il suo Vangelo furono principalmente tre: il Vangelo di Marco, i lòghia (ossia i “detti” di Gesù) e infine i racconti relativi all’infanzia di Gesù derivanti da altre tradizioni a lui note. La grande originalità del suo racconto è da ricercarsi principalmente nella profonda rielaborazione che Luca operò nell’organizzazione del materiale e nella sua strutturazione. Altra grande peculiarità è la costante sottolineatura dell’amore per Dio e per il prossimo che ogni credente deve avere, e la grande importanza attribuita alla preghiera nella vita del cristiano al cospetto di un Dio la cui misericordia è infinita. Per questo molti chiamano il suo racconto “Vangelo della misericordia”.

Il Vangelo di Luca è letto in modo continuo nella liturgia domenicale dell’anno C. Ma la sua presenza è rilevante in ogni anno liturgico, sia all’interno della celebrazione eucaristica, nella Liturgia della Parola, sia nella Liturgia delle Ore. Se poi si tiene conto anche degli Atti degli apostoli, è davvero impressionante l’impatto dell’opera lucana nella celebrazione della salvezza e, di conseguenza, nella spiritualità di tutta la chiesa.

 

La figura di Gesù tratteggiata da Luca è ricca e articolata e, ovviamente, nelle sue linee fondamentali è comune anche agli altri vangeli. Tuttavia ci sono sottolineature particolari, come ad esempio l’universalità, la predilezione per i poveri, la misericordia e il perdono. Uomo di chiesa e di tradizione, Luca è anche uomo dai vasti orizzonti e di delicata sensibilità, specialmente nei confronti dei peccatori, degli emarginati, dei pagani e dei poveri.

 


L'anno liturgico celebra il mistero di Cristo

La Chiesa “annuncia” con la predicazione “l'intero mistero di Cristo” (CD 12) e con la liturgia lo “celebra” facendone una sacra memoria (SC 102). In tal modo essa rende presenti nell'oggi le “insondabili ricchezze di Cristo” (Ef 3, 8 ss.; cf 1, 18; 2, 7): le sue azioni salvifiche, con le quali i fedeli vengono in contatto per attingerne grazia di salvezza. L'anno liturgico che ha la sua “fonte” e il suo “vertice” nel mistero pasquale, è scandito da cinque “periodi” che hanno uno speciale rapporto con diversi momenti del mistero di Cristo (SC 10; LG 11). Si hanno pertanto in ordine progressivo: Avvento e Natale; Quaresima e Pasqua; Tempo ordinario.

• Tempo di Avvento e di Natale
L'Avvento è un tempo di preparazione con una duplice caratteristica: ricorda la prima venuta del Figlio di Dio nell'umiltà e preannuncia la sua seconda venuta nella gloria: è tempo di attesa operosa, di desiderio, di preghiera, di evangelizzazione, di gioia. Il Natale è un tempo di contemplazione gioiosa del mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio e delle sue prime manifestazioni, venuto per la nostra salvezza «uomo fra gli uomini». In questo tempo Maria è celebrata particolarmente come «Madre di Dio».

• Tempo di Quaresima e di Pasqua
La Quaresima è un tempo di preparazione che vuol guidare a una più intensa e graduale partecipazione al mistero pasquale. Accompagna i catecumeni attraverso i vari gradi dell'iniziazione cristiana, e i fedeli attraverso il ricordo vivo del battesimo e la penitenza. La Pasqua é il vertice dell'anno liturgico, dal quale tutte le altre parti traggono la loro efficacia di salvezza, è il compimento della redenzione dell'umanità e della perfetta glorificazione di Dio: è distruzione del peccato e della morte, comunicazione di risurrezione e di vita.

• Tempo Ordinario
In questo lungo periodo, che ha una prima tappa fra il tempo di Natale e la Quaresima, e si svolge poi ampiamente dalla Pentecoste all'Avvento successivo, vi è una globale celebrazione del mistero di Cristo, che viene ripreso e approfondito in tanti suoi aspetti particolari. Già le Domeniche - “Giorno del Signore” - sono la “Pasqua settimanale” e quindi un innesto vivo nel nucleo centrale del mistero di Cristo lungo tutto l'anno; ma poi le Settimane (33 o 34) svolgono attraverso un intenso e continuato ricorso alla Bibbia dei piccoli cicli di approfondimento del mistero di Cristo, offrendolo alla meditazione dei fedeli perché divenga stimolo all'azione nella Chiesa e nel mondo.


Colore dei paramenti

 

La diversità di colori serve ad esprimere la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati
I sacerdoti, a seconda del periodo liturgico, indossano paramenti di diverso colore, verde, rosso, viola, bianco, anche rosa.
Nella diversità dei colori dei paramenti che i sacerdoti indossano nella celebrazione, riporto le indicazioni che il Messale romano stabilisce nel capitolo VI quando tratta delle vesti sacre. “La differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati, e il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico” (n. 345). Riguardo al colore delle sacre vesti, si mantenga l’uso tradizionale, e cioè: 
a) Il colore bianco si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo pasquale e del tempo natalizio. Inoltre: nelle celebrazioni del Signore, escluse quelle della Passione; nelle feste e nelle memorie della beata Vergine Maria, dei Santi Angeli, dei Santi non Martiri, nelle solennità di Tutti i Santi (1 novembre) e di San Giovanni Battista (24 giugno), nelle feste di San Giovanni evangelista (27 dicembre), della Cattedra di San Pietro (22 febbraio) e della Conversione di San Paolo (25 gennaio). 
b) Il colore rosso si usa nella domenica di Passione (o delle Palme) e nel Venerdì Santo, nella domenica di Pentecoste, nelle celebrazioni della Passione del Signore, nella festa natalizia degli Apostoli e degli evangelisti e nelle celebrazioni dei Santi Martiri. 
c) Il colore verde si usa negli Uffici e nelle Messe del tempo ordinario. 
d) Il colore morello, secondo il rito Ambrosiano, si usa nel tempo di Avvento e il colore viola, secondo il rito Romano, nel tempo di Quaresima. Si può usare negli Uffici e nelle Messe per i defunti. 
e) Il colore nero si può usare, dove è prassi consueta, nelle Messe per i defunti. 
f) Il colore rosaceo si può usare, dove è tradizione, nelle domeniche Gaudete (III di Avvento) e Laetare (IV di Quaresima). 
g) Nei giorni più solenni si possono usare vesti festive più preziose, anche se non sono del colore del giorno. Per quanto riguarda i colori liturgici, le Conferenze Episcopali possono però stabilire e proporre alla Sede Apostolica adattamenti conformi alle necessità e alla cultura dei singoli popoli” 
Cosa significa la stola? Perché il sacerdote la indossa anche se non si vede?
I 7 preziosi simbolismi dell’ornamento liturgico che rappresenta la dignità sacerdotale
Non è di poco conto che la Chiesa voglia rivestire i suoi ministri con elementi propri dell’azione sacra. Gli ornamenti sacerdotali, per come si sono sviluppati nel corso del tempo, sono un’espressione dell’azione sacerdotale.
Gli ornamenti liturgici di oggi hanno origine negli ornamenti sacerdotali e levitici dell’Antica Legge e poi nelle antiche vesti dei nobili romani.
Erano destinati alla celebrazione dei santi misteri della nostra fede, implicano un elevato senso spirituale, hanno una funzionalità rituale e un carattere distintivo nell’ordine dei ministri. Con il loro simbolismo insegnano a fornirci di armi spirituali nella lotta contro lo spirito del male.
Tra gli ornamenti religiosi spicca, anche se alla vista non è molto evidente, la stola, una sorta di fascia che il sacerdote o il vescovo si mette dal collo a cadere sul petto e aggiusta con il cingolo sopra l’alba e sotto la casula.
Nel caso dei diaconi, la stola va incrociata dalla spalla sinistra sul davanti al lato destro della vita dietro; è sempre stretta con il cingolo sopra l’alba e sotto la dalmatica.
Dopo la riforma liturgica del Vaticano II si è tornati all’uso originale di portare la stola sotto la casula con i due lati che pendono dal collo in modo perpendicolare e parallelo. Fino ad allora e dall’alto Medioevo si portava incrociata o a forma di X, sempre sotto la casula.
La stola sarà dello stesso colore della casula, e l’unica cosa che si richiede come decorazione è una croce in mezzo (all’altezza del collo), che il ministro ordinato bacia prima di indossarla.
La disciplina attuale prescrive il suo uso nella Messa, nei sacramenti e nei sacramentali e ogni volta che c’è un contatto con l’Eucaristia.
Non si conosce esattamente l’origine della stola, ma la cosa più probabile è che derivi dal mantello di preghiera degli ebrei, e più in particolare dall’orarium, nome con cui la stola era conosciuta nell’antichità.
La parola orarium può derivare da orare (parlare, predicare, da cui la parola oratoria), con questo ornamento che si trasforma in un simbolo dei predicatori.
La Bibbia la classifica tra le vesti d’onore. A partire dal XII secolo non si è più utilizzato il termine orarium, ma stola.
La stola va sotto la casula perché è la prima cosa che si riceve nell’ordinazione, e la casula va al di sopra di tutto perché simboleggia la carità che copre tutto. Detto in altri termini, la carità è quella che deve saltare maggiormente agli occhi nel sacerdote; è ciò che deve distinguere più di ogni altra cosa.
Simbolismo della stola
1. È simbolo del potere o dell’autorità sacerdotale ed è l’insegna per eccellenza della dignità sacerdotale.
2. Visto che la stola era una veste utilizzata da persone di una certa dignità, simboleggia la dignità del primo uomo, dell’uomo prima del peccato originale.
3. Simboleggia l’innocenza necessaria per compiere il servizio sacerdotale e l’abito di gloria con cui sarà rivestito il servo buono e fedele dal Signore come ricompensa per i suoi meriti. Evoca quindi l’abito della festa che il Padre ha messo al figliol prodigo quando è tornato a casa vergognandosi di ciò che aveva fatto. Solo Dio può concederci questo abito e renderci degni di presiedere la sua tavola, di stare al suo servizio.
4. Visto che si porta sul collo viene assimilata a un giogo, il giogo dolce di Nostro Signore, ovvero gli obblighi dello stato sacerdotale.
5. Simboleggia le pecore che il buon pastore porta sulle spalle.
6. La stola richiama anche le corde con le quali Nostro Signore è stato trascinato al Calvario.
7. La stola del diacono è simbolo di sacrificio e di generosità al servizio della comunità cristiana.
Il bianco rimarca il mistero di Gesù risorto, regnante e glorioso, a significare anche la fede, la gioia e la purezza.
È utilizzato:
– Nelle solennità e nelle feste di Nostro Signore Gesù Cristo: Annunciazione, Presentazione di Gesù al Tempio, Sacra Famiglia, Epifania, Battesimo, Ascensione, Trasfigurazione, Corpus Domini, Santissima Trinità, Cristo Re.
– Nelle solennità e feste della Beata Vergine Maria: Assunzione, Immacolata Concezione.
– Nelle solennità, feste e memorie dei Santi non martiri, in particolare per la celebrazione di Ognissanti, di San Giovanni Battista (24 giugno), di San Giovanni Evangelista (27 dicembre), della Cattedra di San Pietro (22 febbraio) e della Conversione di San Paolo (25 gennaio).
– Nella Pasqua e nel suo tempo.
– Nel Natale e nel suo tempo.
– Nella celebrazione dei Sacramenti: Battesimo, Matrimonio, Ordine Sacro, Unzione degli infermi.
– Nella festa dei Santi Angeli.
Talvolta si utilizza anche per i funerali dei bambini, in segno della loro purezza.
Rosso
Il rosso ricorda anzitutto la passione di Cristo e il sangue versato da Cristo e dai martiri, ma anche il fuoco dello Spirito Santo.
Si utilizza:
   Il Venerdì Santo.
   Nelle celebrazioni della Passione del Signore.
   La Pentecoste.
   La Domenica delle Palme.
   Nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
   Nelle solennità, feste e memorie dei Santi Apostoli, evangelisti e martiri.
   Nella celebrazione del Sacramento della Cresima
   Nelle esequie del Papa.
Violaceo
Volgarmente è detto anche viola.
È il colore della penitenza e dell’attesa
Se ne fa uso:
   Nel tempo di Avvento.
   In Quaresima, esclusa la IV domenica, detta Laetare, nella quale ove si usa il rosaceo.
   Nella Commemorazione dei Defunti.
   Nella celebrazione delle esequie.
   Nella celebrazione del Sacramento della Penitenza.
Anticamente (e raramente ancora oggi) si tendeva a differenziare il colore violaceo dell’Avvento, (tendente al blu) da quello quaresimale (tende al paonazzo).
Al contrario di tutti gli altri colori, rosaceo escluso, che possono essere sostituiti dal bianco per ragioni pratiche, a patto che non diventi consuetudine, il violaceo non può essere mai sostituito.
Verde
Il verde è in uso durante il tempo ordinario.
Il verde, già simbolo della speranza, indica la vita nel suo aspetto di quotidianità e ferialità.
Viene utilizzato nel tempo ordinario.
Rosaceo
Volgarmente detto rosa. In seguito alla riforma del Messale Romano del 1969, il rosa è divenuto facoltativo.
Oggi, come in passato, può essere utilizzato durante le celebrazioni della Domenica Gaudete (la terza domenica del tempo di Avvento) e della Domenica Laetare (la quarta domenica del tempo di Quaresima). Queste domeniche sono infatti considerate una breve sosta nel cammino di penitenza e di attesa che i tempi richiedevano, con la possibilità anche di interrompere il lungo digiuno. Il colore si collocava infatti a metà fra il violaceo, simbolo di penitenza, e il bianco delle celebrazioni di festa.
Si può sostituire col violaceo.
Nero
Simboleggia essenzialmente il lutto ed è utilizzabile nel giorno della Commemorazione dei Defunti, per le messe dei defunti e nelle esequie.
Dopo la riforma del Messale è divenuto facoltativo.
Altri colori
Azzurro
Il colore azzurro è inserito in molti paramenti bianchi con stole o decorazioni azzurre.
L’uso di questa gradazione è tollerata nel rito romano, mentre è previsto in altri riti locali, specialmente nel rito mozarabico. Viene utilizzato essenzialmente per le celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria, e talvolta anche nell’occasione dell’Ascensione.
Nella Chiesa Anglicana viene sostituito al viola durante il tempo liturgico dell’Avvento.
Giallo
Esistono anche paramenti di colore giallo o più semplicemente dorato: possono essere utilizzati nelle occasioni più solenni sostituendo il colore liturgico del giorno (generalmente il bianco). Tale colore può comunque essere utilizzato in sostituzione di tutti gli altri, ad eccezione del viola e del nero.