Il Sacramento della Riconciliazione è un Sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l'anima, guarirmi il cuore e qualcosa che ho fatto che non va bene. L’icona biblica che li esprime al meglio, nel loro profondo legame, è l’episodio del perdono e della guarigione del paralitico, dove il Signore Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei corpi (cfr Mc 2,1-12 // Mt 9,1-8; Lc 5,17-26). Il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione scaturisce direttamente dal mistero pasquale. Infatti, la stessa sera di Pasqua il Signore apparve ai discepoli, chiusi nel cenacolo, e, dopo aver rivolto loro il saluto «Pace a voi!», soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21-23). Questo passo ci svela la dinamica più profonda che è contenuta in questo Sacramento. Anzitutto, il fatto che il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi. Io non posso dire: mi perdono i peccati. Il perdono si chiede, si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù. Il perdono non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga incessantemente dal cuore spalancato del Cristo crocifisso e risorto. In secondo luogo, ci ricorda che solo se ci lasciamo riconciliare nel Signore Gesù col Padre e con i fratelli possiamo essere veramente nella pace. E questo lo abbiamo sentito tutti nel cuore quando andiamo a confessarci, con un peso nell'anima, un po' di tristezza; e quando riceviamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell'anima tanto bella che soltanto Gesù può dare, soltanto Lui. 2. Nel tempo, la celebrazione di questo Sacramento è passata da una forma pubblica - perché all'inizio si faceva pubblicamente - a quella personale, alla forma riservata della Confessione. Questo però non deve far perdere la matrice ecclesiale, che costituisce il contesto vitale. Infatti, è la comunità cristiana il luogo in cui si rende presente lo Spirito, il quale rinnova i cuori nell’amore di Dio e fa di tutti i fratelli una cosa sola, in Cristo Gesù. Ecco allora perché non basta chiedere perdono al Signore nella propria mente e nel proprio cuore, ma è necessario confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa.

 Nella celebrazione di questo Sacramento, il sacerdote non rappresenta soltanto Dio, ma tutta la comunità, che si riconosce nella fragilità di ogni suo membro, che ascolta commossa il suo pentimento, che si riconcilia con lui, che lo rincuora e lo accompagna nel cammino di conversione e maturazione umana e cristiana. Uno può dire: io mi confesso soltanto con Dio. Sì, tu puoi dire a Dio “perdonami”, e dire i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa. Per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa, ai fratelli, nella persona del sacerdote. “Ma padre, io mi vergogno...”. Anche la vergogna è buona, è salute avere un po' di vergogna, perché vergognarsi è salutare. Quando una persona non ha vergogna, nel mio Paese diciamo che è un “senza vergogna”: un “sin verguenza”. Ma anche la vergogna fa bene, perché ci fa più umili, e il sacerdote riceve con amore e con tenerezza questa confessione e in nome di Dio perdona. Anche dal punto di vista umano, per sfogarsi, è buono parlare con il fratello e dire al sacerdote queste cose, che sono tanto pesanti nel mio cuore. E uno sente che si sfoga davanti a Dio, con la Chiesa, con il fratello. Non avere paura della Confessione! Uno, quando è in coda per confessarsi, sente tutte queste cose, anche la vergogna, ma poi quando finisce la Confessione esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. E' questo il bello della Confessione! Quando è stata l'ultima volta che ti sei confessato? Ognuno ci pensi… Sono due giorni, due settimane, due anni, vent’anni, quarant’anni? E se è passato tanto tempo, non perdere un giorno di più, vai, che il sacerdote sarà buono. E' Gesù lì, Gesù ti riceve, ti riceve con tanto amore. Sii coraggioso e vai alla Confessione! 3. Cari amici, celebrare il Sacramento della Riconciliazione significa essere avvolti in un abbraccio caloroso: è l’abbraccio dell’infinita misericordia del Padre. Ricordiamo quella bella, bella parabola del figlio che se n'è andato da casa sua con i soldi dell'eredità; ha sprecato tutti i soldi, e poi, quando non aveva più niente, ha deciso di tornare a casa, non come figlio, ma come servo. Tanta colpa aveva nel suo cuore e tanta vergogna. La sorpresa è stata che quando incominciò a parlare, a chiedere perdono, il padre non lo lasciò parlare, lo abbracciò, lo baciò e fece festa. Ma io vi dico: ogni volta che noi ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio fa festa!

 

Dalle catechesi di Papa Francesco 

Spunti di riflessione per l'esame di coscienza

1°Comandamento: “Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altri dei di fronte a me” Gesù ha detto: “Non potete servire due padroni, non potete servire Dio e il denaro” • Chi è Dio per me? Occupa il posto più importante nella mia vita? • Credo nel suo amore? • So offrire a Dio le mie occupazioni, le mie gioie, i miei dolori? • Quali sono gli idoli che creano disordine nella mia vita? Denaro, lavoro eccessivo, successo, carriere …?

 

2° Comandamento: “Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio” Gesù ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” • Rispetto il nome di Dio, di Maria, dei santi? Bestemmio facilmente? Uso un linguaggio volgare? • Do testimonianza coerente della mia fede, oppure ho vergogna di vivere e di presentarmi come cristiano? • Mi preoccupo di trasmettere con gioia la fede in famiglia, sul lavoro, nella mia parrocchia?

 

3° Comandamento: “Ricordati di santificare le feste” Gesù ha detto: “Fate questo in memoria di me” • Partecipo attivamente e devotamente alla Messa domenicale e festiva? • Mi impegno ad ascoltare con attenzione e capire la Parola di Dio vivendola durante la settimana? • Per me, la domenica è veramente il giorno del Signore? Oppure è un giorno di lavoro come gli altri? • Evito lavori non indispensabili? Dedico del tempo alla mia famiglia e a persone bisognose?

 

4° Comandamento: “Onora tuo padre e tua madre” Gesù ha detto: “Amatevi come io vi ho amati” • Manco di rispetto verso i miei familiari? • Sono violento in casa? Umilio le persone? Sono geloso? • Riporto pettegolezzi o sospetti? Ho l’abitudine di fare la vittima? • Collaboro nelle faccende domestiche oppure mi faccio servire? • Amo, rispetto e assisto le persone anziane? • Prego per i miei familiari?

 

5° Comandamento: “Non uccidere” Gesù ha detto: “Chiunque si adire con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio” • Rispetto la vita del prossimo, soprattutto del più debole, fin dal suo concepimento? • Ho la forza di chiedere scusa quando faccio soffrire qualcuno? • Aiuto concretamente chi è nel bisogno? • Sono capace di perdonare? Ho dei rancori verso qualcuno? • Ho augurato il male al mio prossimo? • Ho rischiato di danneggiare il mio prossimo con la mia imprudenza e indifferenza? • Ho fatto del male a me stesso esagerando nel mangiare, nel bere, nel fumare, prendendomi libertà di ogni tipo? • Mi sono riposato e curato quando necessario? 

 

6° Comandamento: “Non commettere atti impuri” Gesù ha detto: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro tutto il tuo corpo sarà nella luce” • Ho l’abitudine di fare discorsi osceni, o di cercare situazioni immorali? • Ho vissuto la sessualità come dono, nel rispetto del suo significato? • Ho cercato da solo o con altri piaceri disonesti? • So controllare i miei istinti?

 

7° Comandamento: “Non rubare” Gesù ha detto: “Guardatevi da ogni avarizia perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” • So mettere a servizio degli altri i talenti che Dio mi ha dato? • Sono giusto e onesto nel lavoro? • Ho approfittato della mia professione per arricchirmi ingiustamente? • Ho lavorato con coscienza e professionalità? • Ho l’abitudine di umiliare o trattare con durezza i miei dipendenti o colleghi di lavoro? • Ho saldato i miei debiti? Ho evaso le tasse? • Rispetto quanto appartiene alla società: strade, mezzi di trasporto, luoghi e edifici pubblici? • So condividere senza egoismo ciò che possiedo? • Perdo il mio tempo? Come gestisco il mio tempo libero?

 

8° Comandamento: “Non pronunciare falsa testimonianza” Gesù ha detto: “Il vostro parlare sia “sì sì”, “no no”; il di più viene dal maligno” • Sono sincero e leale nei pensieri, nel linguaggio, nelle azioni? • Mi immischio nelle faccende altrui rendendole poi di pubblico dominio? • Giudico facilmente le persone? • Danneggio la reputazione e l’onore degli altri? • So tacere quando devo tacere?

 

9° Comandamento: “Non desiderare la donna d’altri” Gesù ha detto: “Chiunque guarda una donna o un uomo con passione ha già commesso adulterio nel suo cuore” • Sono sempre fedele negli affetti e nelle azioni? • So avere comprensione nei momenti di difficoltà in famiglia? • La mia vita di coppia è sempre espressione di amore o mi lascio solo guidare dall’istinto? Vivo una sessualità disordinata, spinto dalla sola ricerca del piacere? • Se sono sposato, sono stato fedele alle promesse matrimoniali? • Ho osservato la legge di Dio nella trasmissione della vita e nella vita coniugale? • Rispetto il legame e aiuto la fedeltà delle altre coppie? • Mi rendo conto che il matrimonio esige preghiera e va rinnovato ogni giorno?

 

10° Comandamento: “Non desiderare la roba d’altri” Gesù ha detto: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma” • Ho l’abitudine allo spreco? • Sono eccessivamente attaccato alle cose? • Sono invidioso dei beni altrui? • Cosa faccio per i poveri vicini e lontani?